lottizzazione

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Il Consiglio di Stato, con sentenza pronunciata lo scorso 6 ottobre 2014, è intervenuto in maniera particolarmente incisiva sancendo la legittimità del diniego di una lottizzazione fondato su accertamenti tecnici che abbiano evidenziato condizioni geologiche e geomorfologiche scadenti, pur in assenza di importanti ed evidenti dissesti generalizzati nel comparto e dintorni.

In un’ottica di tutela del territorio e di difesa dell’interesse pubblico della sicurezza di cose e persone, i Giudici ritengono che gli accertamenti di fatto e le cognizioni scientifiche del CTU, che nel merito appaiono insindacabili, possono essere utilizzate per la valutazione di una determinata situazione giuridica. La sentenza assume particolare rilevanza alla luce degli eventi catastrofici che da ultimo hanno colpito molte zone del nostro Paese, dove la mancata valutazione dei profili di “piena” idoneità geologica dei terreni ad accogliere strutture di tipo residenziale e non, ha portato a una lottizzazione selvaggia e incosciente delle aree e a una pianificazione urbanistica spesso del tutto incompatibile con lo stato dei luoghi.
casa che crollaLa causa portata all’esame del Consiglio di Stato aveva a oggetto le determinazioni di carattere negativo rese da un Comune della Liguria in ordine alla richiesta approvazione di un piano di lottizzazione di un’area già a destinazione residenziale, diniego motivato dall’Ente locale con esigenze di tutela geologica tali da far ritenere insussistente l’idoneità edificatoria del terreno di proprietà delle Società appellanti, le quali contestavano la fondatezza dei rilievi posti a sostegno del diniego prendendo in esame, in particolare, la espletata CTU, disposta in ordine alle sollevate questioni inerenti la idoneità geologica dei luoghi, le cui risultanze ad avviso di parte appellante, ove correttamente valutate, non sarebbero state ostative a una favorevole delibazione del presentato piano particolareggiato.

In particolare, la relazione illustrativa dell’esperito accertamento tecnico, nonostante per certi versi facesse ritenere l’intervento progettato compatibile con la situazione geologica dei terreni, in concreto non conteneva indicazioni univoche, nel senso che non escludeva ambiti tecnici di criticità geologica dell’area e neppure il rischio di fenomeni gravitativi e di dissesto che avrebbero potuto interessare l’ambito territoriale nel quale l’area deputata a ospitare l’insediamento residenziale si trovava.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto di rilevanza decisiva la CTU, in quanto accertamento tecnico avente una sua significativa valenza accertativa a fronte delle perizie eseguite dai tecnici delle parti, completamente opposte fra loro, e ha evidenziato la funzione “probatoria” della CTU quale mezzo diretto ad assicurare un’adeguata attività istruttoria utile a supportare la valutazione in punto di fatto e di diritto da operarsi a cura del Giudice amministrativo nell’ambito di un potere dispositivo con metodo acquisitivo a questo da sempre rimesso.

Sulla scorta delle indicazioni tecniche fornite dal CTU, in relazione alle determinazioni amministrative di carattere negativo assunte dal Comune, il Consiglio di Stato ha valutato ragionevole e del tutto logico che la presenza di problematiche relative alla idoneità geologica dei luoghi già rilevata dall’Amministrazione avesse imposto l’adozione di misure di cautela coincidenti con l’interesse pubblico diretto ad assicurare la protezione del territorio, ma altresì la stessa sicurezza delle cose e delle persone insistenti su aree non solo potenzialmente, ma anche concretamente interessate da fenomeni gravitativi (per un approfondimento degli aspetti di protezione geologica, v. C.d.S., Sez. V, 21 giugno 2013, n. 3412).
Secondo i Giudici di legittimità, l’idoneità o meno del terreno a tollerare determinate soluzioni urbanistiche è aspetto senz’altro preliminare e perciò stesso preclusivo alla legittimità oltrechè opportunità di un progettato intervento che interessi quella parte del territorio, senza che queste circostanze ostative possano essere superate o incise negli opposti sensi da una previsione di destinazione residenziale che originariamente e solo in via generale lo strumento urbanistico ha impresso all’area. Le esigenze di cautela e di tutela dell’interesse pubblico perseguite dall’Amministrazione in relazione ai problemi di idoneità geologica riscontrati rientrano proprio nelle “finalità più complessive” dell’urbanistica più volte ribadite dal strada distruttaConsiglio di Stato, come rapportabili ai valori costituzionali di cui agli artt. 9, comma secondo, 32, 42, 44, 47 Cost. (cfr. tra le tante, C.d.S., sez. III, 10 maggio 2012, n. 2710), di guisa che a fronte delle predette esigenze di carattere pubblicistico, le potenzialità edificatorie collegate al diritto di proprietà, in presenza di oggettivi presupposti come quelli di mancata conformità geologica, assumono una valenza secondaria e comunque recessiva.

Secondo il Consiglio di Stato, la mancanza di una piena compatibilità geologica dei luoghi è elemento di negativa valutazione, che precede e supera la possibilità di dare attuazione a una previsione di destinazione residenziale di un’area che solo per scelta di politica pianificatoria è stata classificata a destinazione residenziale, ma che, in ragione della insorgenza di fenomeni “patologici” interessanti lo stato dei luoghi dei terreni, determina l’impossibilità di realizzare le previsioni urbanistiche.

 Ne deriva che, il potere inibitorio esercitato dalla Pubblica Amministrazione fondato su motivazioni di tipo tecnico risulta giustificato, come risulta giustificato il superamento del rapporto di automatismo fra previsioni urbanistiche e loro attuazione.

Chiara Benamati,

avvocato specializzato in diritto dell’ambiente