Betulla

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Betulle: le piante che arrivano dai ghiacci del Nord

BetulaE’ risaputo che lo studio etimologico dei nomi di località (toponomastica) può fornire convincenti spiegazioni riguardo alle caratteristiche naturali e ambientali correlate al loro territorio. Così, è stato più volte accertato che il nome di una città o di un villaggio venne coniato, nel più lontano passato, sulla base delle caratteristiche vegetazionali di quell’area.

Nell’alto Varesotto, per esempio, esistono numerosi toponimi che si collegano alla presenza di betulle. Tale è il caso di Bedero Valtravaglia, ma anche di Brezzo, Bedea, Biviglione e così via: tutti nomi geografici originatisi da un antico ‘bedar’, a sua volta nato dal latino classico betula. Sui monti che contornano queste località, ancora oggi si ammirano alcuni boschi “puri” di betulle, nei quali cioè non si sono inserite altre specie arboree, con il risultato che si sono creati scenari che, nel loro piccolo, possono ricordare gli sconfinati betulleti scandinavi. La storia della betulla oggi vivente in Italia nasce proprio nell’Europa settentrionale, da dove questa pianta si mosse verso sud, per sfuggire alle insopportabili glaciazioni del Quaternario, tentando però di ritornare a nord o almeno a quote più elevate durante le fasi interglaciali. Ciò spiega perché nel nostro Paese questa specie vive, in natura, dalle Alpi sino alle Marche, di norma prediligendo la compagnia di altre piante, come gli abeti o, in brughiera, di castagni, querce e soprattutto pini silvestri. Nei parchi e nei giardini, inoltre, le betulle sono tuttora molto apprezzate – ancorché spesso maltrattate – tanto che a rinforzo della specie più comune e più nota (Betula pendula) sono state utilizzate diverse altre sue compagne, in ogni caso provenienti dall’emisfero nord e dalle zone artiche o temperate.

Caratteristiche botaniche

BetullaIl genere Betula comprende una sessantina di specie, in pratica tutte arboree, fatta eccezione quindi per pochissimi arbusti endemici o di nicchia. Le piante maggiormente utilizzate per fini ornamentali sono quasi tutte dotate di fusti ricoperti da sottili strati di corteccia, il cui colore varia secondo la specie, che con l’età si arriccia oppure si sfalda in strisce orizzontali ed anulari assai simili a papiri o a fogli di carta. Le foglie sono alterne sul rametto e hanno una forma spesso ovata, ma anche romboidale o triangolare, mentre il margine si presenta dentellato o seghettato, foglie hanno bel colore verde pastello ed allegre tinte autunnali color oro. I fiori non sono ermafroditi, ma maschili e femminili separati sulla stessa pianta, aggregati in amenti penduli od eretti. Le betulle sono alberi decidui appartenenti alla famiglia delle Betulaceae, parenti stretti degli Alnus (Ontani). Raggiungono un’altezza massima di 25-30m ed hanno un portamento eretto e slanciato.

Consigli di utilizzo

Betula autunnoOccorre soprattutto ricordare che le betulle, pur dotate di un aspetto leggero e delicato, sono alberi molto alti (talvolta anche 25-30 m) i quali, di conseguenza, richiedono spazi adeguati alla loro crescita. Non vi è nulla di più deprimente che vedere, nei nostri giardini di città, gruppi di betulle brutalmente capitozzate o cimate (potate troppo drasticamente), solo perchè ci si è accorti “dopo” che si trattava di alberi e non di arbusti. Se si vuole inserire una betulla in un giardino di modeste dimensioni, bisogna ricorrere a cultivar idonee, come B. pendula ‘Youngii’, o a specie di taglia piccola o media, come B. pumila (5 m).

Il principale motivo d’attrazione delle betulle è il colore della corteccia, di norma molto chiaro, che va quindi messo in risalto, collocando le piante davanti ad uno sfondo sempreverde (allori, agrifogli, ecc.).

Se si cerca una betulla da mettere a dimora come esemplare isolato, la più indicata per lo splendido colore che assume la sua corteccia è B. utilis (nelle sue varie forme); se, invece, si vogliono formare gruppi o filari, allora la nostrana B. pendula non ha molte rivali. E’ opportuno non collocare le betulle nei pressi di un muro, perché il loro apparato radicale si espande in modo consistente. Un’altra dote è la loro grazia, cui contribuisce in particolare il nuovo fogliame primaverile, leggero e traslucido, accompagnato dalle infiorescenze pendule. Ecco perché le betulle necessitano di un certo ‘respiro’ spaziale: per essere ammirate, non vanno addossate le une alle altre, come in un vivaio. Poiché la loro chioma è relativamente rada e non fornisce un’ombra intensa, si può sfruttare tale situazione mettendo a dimora sotto di loro le perenni che richiedono una coltivazione a mezz’ombra: Convallaria, Dicentra, Epimedium, Hosta, Heuchera, Lamium, Liriope, Vinca, felci. Il colore giallo del loro fogliame autunnale è così vivo da costituire in sé un elevato valore decorativo, in associazione con la corteccia bianca o rosata dei fusti. Tuttavia, un tocco di classe si raggiunge, arricchendo la scena con una bella macchia di ciclamini o di colchici, magari in una varietà a fiore bianco, come Colchicum speciosum ‘Album’. Gli appassionati di animali e di natura trovano in B. pendula una preziosa alleata, perché nel suo tronco e sulla sua chioma si nasconde una quantità considerevole di insetti, che, insieme con la grande quantità di semi prodotti in autunno, sono il cibo prediletto d’ogni specie di uccelli.

Coltivazione

Betula invernoTutte le betulle hanno in comune l’eccezionale capacità di sopportare temperature invernali gelide, fino a -40° C. Per quanto riguarda il terreno, molte di loro gradiscono un suolo piuttosto torboso, leggero e ben drenato. Nel resto della coltivazione, tuttavia, occorre operare alcune distinzioni. Infatti, le cosiddette betulle “bianche” (B. pendula e B. papyrifera) si adattano anche a suoli più acidi e più asciutti o addirittura compatti, ma richiedono una buona esposizione alla luce. Al contrario, altre betulle – soprattutto americane, come B. lenta – gradiscono maggiormente la mezz’ombra o anche l’ombra piena, mentre non tollerano assolutamente i terreni eccessivamente umidi. Le esigenze di B. utilis – una delle più popolari e più facilmente reperibili sul mercato, dopo B. pendula – sono semplici: indifferente alla qualità del suolo (acido o alcalino), vuole solo un po’ d’umidità durante l’estate.  Questi alberi sono soggetti a numerosi attacchi di parassiti, sia animali sia fungini. Fra questi ultimi, il più temibile è il poliporo della betulla (Piptoporus betulinus), un fungo “a mensola” che penetra nella corteccia attraverso le ferite: in tal caso, i rami infetti vanno rimossi con tagli precisi.