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nuova_alluvioniNei giorni scorsi abbiamo assistito a un’epica battaglia: il Paesaggio con le sue milizie mercenarie fatto di case, strade e ponti, ha combattuto strenuamente contro la Natura e i suoi soldati, la pioggia, l’acqua e il fango, ed è stato vinto: si lascia alle spalle uno scenario di sgomenta devastazione, morti, sfollati e case distrutte.

“Cleopatra” ha inferto i suoi colpi in modo decisivo amputando qua e là vie di comunicazione, cancellando recinzioni, ingoiando argini, erodendo colline ormai depauperate del loro aspetto tradizionale: ha fatto tabula rasa di quel paesaggio che ormai non riconosceva più come alleato.
frana_allarmeLa tragedia sarda che si è consumata a opera della natura e dell’uomo è un evento che intrinsecamente percepiamo nel nostro animo non solo come puro fatto emozionale ma anche come retaggio culturale: è ciò che i romantici chiamavano “sublime”. Il “sublime” non si manifesta in un paesaggio di eccezionale bellezza o in un elemento di singolare pregio ma è qualcosa di più: è stupore di fronte alla natura, è sgomento dinnanzi alla sua potenza e alla sua perfezione. Lo troviamo anche sotto forma di “sublime dinamico” nelle opere di Turner come “Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi” del 1812 e “Tempesta di neve, battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth” del 1842, che rievocano, da una parte, eventi naturali di eccezionale potenza e devastazione e, dall’altra, il tema della fragilità dell’uomo travolta dal vortice delle forze della natura.

alluvioniMa orrore, morte e devastazione, come quelli accaduti in Sardegna, da cosa sono stati scatenati? Dalla natura, è certo, che si è manifestata con violenza inaspettata, ma anche dall’uomo che non ha seguito quell’imperativo categorico che alberga nel suo animo e che egli stesso ha formulato.
“[…] La città va in là? E questa è zona agricola! E quanto la puoi pagare oggi… trecento, cinquecento, mille lire a metroquadrato? Ma domani, questa terra, questo stesso metroquadrato, ne può valere sessanta… settantamila…e pure di più! […] Sì!…Investi i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia! …Ti fanno venire l’infarto co’ sti’ cose! E invece, niente affanni e niente preoccupazioni. Tutto guadagno e nessun rischio. Noi dobbiamo fare solo in modo che il Comune porti qua le strade, le fogne, l’acqua, il gas, la luce e il telefono” (F. Rosi, Le mani sulla città, 1963).

frana_allarmeÈ ormai certo che quella che chiamiamo “legge morale” non dovrebbe essere unicamente in seno alle amministrazioni pubbliche che in anni più o meno recenti hanno permesso ciò che era inammissibile, vale a dire condoni e abusivismo edilizio, o in capo a cittadini noncuranti; se non si ha l’“amor patrio” bisognerebbe avere almeno quell’“amor proprio” che permetta di rispettare quegli argini invalicabili: è ormai evidente che costruire abusivamente non costituisce esclusivamente una questione di legalità e liceità, ma di salvaguardia della vita stessa.
Evitare di costruire nell’alveo dei torrenti o dove prima c’erano orti irrigati da un reticolo di canali, conservare il paesaggio agrario a garanzia e salvaguardia del suolo e plasmare ogni manufatto accordandolo con la natura e il paesaggio sono gli odierni imperativi categorici: perché il paesaggio estirpa come un corpo estraneo – a vantaggio della natura – tutto ciò che non è congruo rispetto a un disegno più armonico.

Sono forse maturi i tempi per stringere un patto etico tra professionisti e pubbliche amministrazioni affinché le indicazioni degli strumenti di governo del territorio non rimangano meri segni sulla carta !!!

 – Tratto da Intersezioni